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All’inizio degli anni ’90 i governi del mondo si sono resi conto che gli allarmi sulle conseguenze dello sfruttamento intensivo del nostro pianeta non erano solo premonizioni catastrofiche senza fondamento, ma che, presto o tardi, le risorse naturali della Terra si sarebbero esaurite e,pertanto, si rendeva necessario diminuire l’uso delle energie fossili e passare all’utilizzo delle cosiddette fonti rinnovabili. Per fare questo nell’ottobre del 1997 si è tenuta una conferenza nella città giapponese di Kyoto dove è stato firmato il Protocollo omonimo, entrato ufficialmente in vigore il 16 febbraio del 2005. L’obiettivo del Protocollo di Kyoto è quello di raggiungere la stabilizzazione della concentrazione di gas serra nell’atmosfera ad un livello che prevenga le dannose interferenze dell’uomo nel sistema climatico del Pianeta. Per fare questo il Protocollo stabilisce che le emissioni dannose debbano essere ridotte almeno del 5,2% nel periodo tra il 2008 e il 2012 rispetto ai parametri rilevati nel 1990. L’obiettivo prefissato è una media calcolata in base al livello di inquinamento di ogni paese e alle potenzialità del paese stesso. Ad esempio l’          Italia doveva ridurre le proprie emissioni del 6,5%, mentre la Germania del 21%.
Il Protocollo è vincolante per un elenco di Paesi elencati nello stesso documento, mentre è solo un impegno generale per i Paesi in via di sviluppo. Da sottolineare che India e Cina non sono presenti in questo elenco, nonostante nel frattempo siano diventati tra i Paesi più inquinanti al mondo.
 
Per raggiungere tali obiettivi il Protocollo mette a disposizione degli strumenti, quali:
• l’istituzione di politiche nazionali per la riduzione delle emissioni
• il miglioramento dell’efficienza energetica
• la promozione di forme di agricoltura sostenibile
• lo sviluppo e la promozione delle fonti rinnovabili
• la cooperazione tra Paesi per lo scambio di informazioni ed esperienze.
 
Ad oggi il Protocollo di Kyoto è stato ratificato da 183 Nazioni, che rappresentano il 63,7% delle emissioni totali di gas serra. Tra i grandi assenti, figurano sicuramente gli Stati Uniti che, dopo l’iniziale appoggio al Protocollo dell’amministrazione Clinton, hanno rifiutato di ratificarlo durante l’amministrazione Bush, mentre hanno aderito, almeno formalmente, Cina, India e Russia (la ratifica del Protocollo da parte di quest’ultima nel 2004 ha portato al raggiungimento dei parametri necessari per l’entrata in vigore del Protocollo stesso).
Il Protocollo prevedeva che per il 2005 si fossero raggiunti concreti risultati nella  diminuzione delle emissioni, ma, a causa sia della ritrosia dei Governi firmatari a muoversi in tal senso e sia all’iniziale astensione dei grandi inquinatori quali USA, Russia, Cina ed India, gli obiettivi prefissati sono lontani dall’essere raggiunti. 
Ad esempio l’Unione Europea, che da sola produce il 22% dei gas serra nel mondo, doveva ridurre le proprie emissioni del 8% entro il 2012 ma, ad oggi, ha diminuito le proprie emissioni solo del 4,3%, con estremi che vanno da una riduzione del 21,3% in Germania ad un aumento del +53,5% in Portogallo. Per ovviare a questo ritardo l’Unione Europea si è impegnata varando, nel 2007, un piano che prevede entro il 2020 una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra.
 
Nelle previsioni del Protocollo di Kyoto l’Italia doveva ridurre del 6,5% le proprie emissioni ma, ad oggi, le ha aumentate del 7,1%. Per rimediare a questo dato poco confortante il Governo ha varato delle misure di emergenza, tra le quali:
• l’obbligo per le nuove costruzioni di produrre una percentuale di acqua calda sanitaria da Solare Termico e una percentuale di energie elettrica da fotovoltaico, con percentuali che variano da regione a regione;
• il varo di incentivi fiscali per l’installazione di sistemi di termici e fotovoltaici sulle costruzioni già esistenti;
• l’istituzione del conto energia;
• la creazione del Certificato Energetico, che attesta l’efficienza energetica dell’edificio e che, a partire dal 1 luglio 2009, è obbligatorio per la compravendita di qualsiasi immobile.
 
Grazie a questi interventi la produzione di energia fotovoltaica in Italia è passata dai 9,42 MW nel 2006 ai 146,46 MW del 2008 ma, nonostante l’incremento esponenziale, questo dato è ben lontano dal permetterci di raggiungere gli obiettivi fissati dal Libro Bianco, il Testo di riferimento varato dal Governo italiano.
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